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Pierre Vincent raddoppia il vigneto: 6 ettari a Meursault

Il domaine Pierre Vincent raddoppia il vigneto in Borgogna con 6 ettari a Meursault, acquisiti con i soci il 17 agosto 2026 dopo il contatto di primavera.

A cura di Natural Wine Georgia Aggiornato 12 ottobre 2026 3 min di lettura

Pierre Vincent raddoppia il vigneto: 6 ettari a Meursault

Il domaine Pierre Vincent ha annunciato l’acquisizione di un nuovo domaine di 6 ettari a Meursault, in Côte de Beaune. L’operazione è stata condotta insieme ai soci Hervé Kratiroff ed Eric Versini. Raddoppia la superficie a disposizione della casa. La casa è nata nel 2023 ad Auxey-Duresses con la ripresa del domaine Terres de Velle. Sei ettari in Côte de Beaune portano in dote alcune delle denominazioni più quotate della regione. Il parcellario acquistato comprende Corton-Charlemagne, Chassagne-Montrachet, Puligny-Montrachet, Meursault, Savigny-Lès-Beaune, Volnay, Auxey-Duresses e Monthélie.

Un’operazione lampo chiusa il primo giorno di vendemmia

La trattativa è andata veloce. Il primo contatto risale alla primavera scorsa; la finalizzazione è arrivata il 17 agosto, lo stesso giorno dell’inizio della vendemmia. Non è un caso: in Borgogna le opportunità di acquisto si presentano quando il venditore decide di uscire. Chi vuole crescere deve essere pronto a chiudere in stagione. Il raddoppio nasce da una scelta dichiarata, non da un caso fortunato. Vincent racconta che, di fronte alla piccola vendemmia del 2024 e alle condizioni difficili delle ultime annate, il trio ha fatto sapere di essere interessato a crescere ancora, proprio per non restare intrappolato in volumi ridotti.

Da quando il vigneto in Borgogna conta, cambia anche il modello di vendita

Il percorso di Pierre Vincent spiega perché l’operazione ha senso. Enologo di formazione, ha vinificato dal 2006 al 2016 al domaine de la Vougeraie, nel gruppo Boisset. Nel 2010 e nel 2014 è stato premiato a Londra come miglior vinificatore di vini rossi all’International Wine Challenge. Dal 2017 al 2024 ha guidato le cantine del domaine Leflaive, a Puligny-Montrachet. Nel 2026 ha vinificato la sua ventiquattresima annata, anche se ammette di non essere stato predestinato a diventare vigneron. I soci erano due appassionati che sognavano di possedere vigne in Borgogna. Kratiroff e Versini lo conoscevano da tempo. L’idea del domaine è maturata insieme a loro.

Quando il trio ha ripreso Terres de Velle nel 2023, il domaine aveva un parcellario di qualità ma vendeva quasi tutto al négoce, senza raggiungere una valorizzazione sufficiente. Vincent ha ricostruito una rete di distribuzione propria. Oggi l’intera produzione è venduta in bottiglia, circa 60.000 bottiglie. L’obiettivo è 80.000 in un anno normale. Vendere in bottiglia invece che in massa al négoce è stata la prima vera svolta. Il nuovo vigneto si innesta esattamente su questa strategia. Aggiunge denominazioni bianche di prestigio a una gamma già ampia.

Quello che comprare vigne non garantisce

Vale la pena smontare una semplificazione diffusa: raddoppiare la superficie non significa raddoppiare subito le bottiglie, né tantomeno i ricavi. Le vigne appena acquisite a Meursault arrivano in gran parte in fermage, cioè in affitto agrario, con contratti di locazione rinnovati per 25 anni. Il domaine Pierre Vincent ha acquistato la società di gestione e la cantina, non la piena proprietà di ogni parcella. È uno schema diverso da quello di Terres de Velle, dove il gruppo aveva ripreso fabbricati e terreno viticolo in proprio. Significa avere il controllo agronomico e commerciale, ma con una struttura contrattuale da gestire nel tempo.

Il secondo chiarimento riguarda il metodo. Vincent è già impegnato in agricoltura biologica e punta sull’agronomia e sulla biodinamica per adattare la produzione al cambiamento climatico. Una delle strategie prevede anche chiome più alte sulle viti. Il metodo di coltivazione guida la qualità, ma non protegge da un’annata piccola. La vendemmia 2024 lo ha dimostrato su tutta la Côte de Beaune: nemmeno le stazioni più quotate sono immuni da volumi ridotti. Chi compra o lista questi vini deve leggere la crescita per quello che è, un investimento su denominazioni e controllo della filiera, non una promessa di quantità.

Cosa resta in gioco dopo il raddoppio

L’operazione include anche un’attività che molti osservatori tendono a trascurare: l’acquisto di uva in négoce avviato da Jean-Philippe Fichet, che rappresentava finora circa 8.000 bottiglie. Il domaine Pierre Vincent intende proseguirla e svilupparla, aggiungendo una fonte di approvvigionamento flessibile accanto al vigneto proprio. Le 8.000 bottiglie di uva comprata danno flessibilità in annate difficili. In questa regione la superficie è fissa e i volumi oscillano. Questa doppia struttura conta quanto le denominazioni acquisite.

Le prossime stagioni diranno se il modello regge. Gli obiettivi sono chiari. Il primo è portare la produzione verso le 80.000 bottiglie in un anno standard. Gli altri sono convertire progressivamente le nuove parcelle alla biodinamica e mantenere la vendita integrale in bottiglia. Restano aperte le questioni che decidono il risultato. La prima è la conduzione dei contratti di fermage, la seconda la resa di un parcellario nuovo per chi lo lavora. La terza è la capacità di vendere denominazioni di altissimo livello in un mercato che non perdona. Per un domaine nato nel 2023, il raddoppio è una scommessa sulla propria maturità, non un punto di arrivo.

Fonti:

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