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Intelligenza artificiale: vino su misura e cibo algoritmico
Similmente, l'intelligenza artificiale applicata ai menù dei ristoranti o alle idee per le cene mira a una forma di prevedibilità e standardizzazione.
In un’epoca di rapidi cambiamenti, il concetto di autenticità e la definizione stessa di “prodotto” stanno subendo profonde trasformazioni in settori tradizionali come quello enogastronomico. Dalla produzione vinicola di massa alla creazione di contenuti digitali, la richiesta di personalizzazione estrema e di processi riproducibili sta ridefinendo le aspettative. Questo spostamento verso l’adattabilità e l’efficienza solleva interrogativi cruciali sulla fiducia e sulla percezione del valore. In questo contesto persino l’intelligenza artificiale inizia a dettare tendenze culinarie e a modellare le esperienze dei consumatori.
Vino Sfuso a Mendoza: la Flessibilità come Strategia di Mercato
La regione argentina di Mendoza è la seconda più grande area viticola del mondo con i suoi 140.000 ettari. In questa regione la produzione di vino si discosta dall’immagine romantica del terroir. Qui, l’attenzione è rivolta alla flessibilità e alla capacità di adattare l’offerta alla domanda globale. Bodega Domiciano produce 20.000 ettolitri di vino all’anno. Vende la metà sfuso e l’altra metà imbottigliato, sia con i propri marchi sia come “private labels” per i clienti. Questo approccio è guidato da un pragmatismo che risponde a un mercato in cui i margini sono stretti e la concorrenza è elevata.
I produttori di Mendoza non esitano a manipolare il profilo dei loro vini per soddisfare esigenze specifiche. Federico Fernandez di Bodega Domiciano, così come Francisco J. Rodríguez di Corbeau Wines spiegano apertamente che la loro cantina movimenta circa cento container di vino sfuso ogni mese. Essi affermano di poter modificare l’alcol, lo zucchero o il profilo aromatico su richiesta. Il vino sfuso non è più un prodotto fisso, ma una base personalizzabile. Possono essere aggiunti diversi vitigni, come l’ancellotta, per migliorare il colore e la struttura. Tomas Baistrocchi di Royal Mount evidenzia che si usano anche miscele di rossi e bianchi per creare rosé.
Questa estrema adattabilità è una risposta diretta alle pressioni del mercato. Royal Mount, con una capacità di 400.000 ettolitri all’anno, ha recentemente siglato un contratto da 300.000 ettolitri per la fornitura di succo d’uva solfitato a un acquirente cileno, e un nuovo accordo da 200.000 ettolitri è già in programma per il 2026. L’obiettivo è smaltire i volumi e finanziare la modernizzazione degli impianti. La capacità di riprodurre profili costanti è essenziale per raggiungere la grande distribuzione. Questa capacità garantisce che i consumatori possano riacquistare lo stesso vino anno dopo anno, una richiesta di fiducia e prevedibilità fondamentale nel commercio all’ingrosso.
Nel business del vino sfuso, non si parla di suolo né di clima, si adatta l’offerta alla domanda”.
L’Ascesa e la Caduta della Credibilità Digitale
Il settore vinicolo argentino abbraccia un modello di produzione quasi “algoritmico”. Il mondo della gastronomia e dei media alimentari digitali affronta sfide simili legate all’autenticità e alla fiducia, spesso aggravate dall’uso dell’intelligenza artificiale. Un’influencer del settore alimentare è stata recentemente criticata per aver promosso l’uso dell’AI per organizzare cene. I risultati si sono rivelati comicamente disorientanti, come suggerire una pesca intera su una conchiglia di capasanta. Questi esempi evidenziano come l’applicazione dell’AI al cibo possa generare approssimazioni grottesche, privando il cibo del suo intrinseco fascino viscerale.
La fiducia nel campo dei media alimentari è già fragile. Gli influencer, che un tempo dominavano la scena gastronomica britannica con milioni di follower, stanno perdendo credibilità. Nonostante alcune partnership lucrative, molti ricevono poco o nulla per le loro recensioni. Il problema principale è che l’eccesso di contenuti positivi e di pubblicità a pagamento ha eroso la percezione di affidabilità. Molti professionisti delle PR ammettono in via confidenziale che l’apogeo degli influencer è già passato, poiché la loro mancanza di critica oggettiva ha danneggiato la loro autenticità.
L’intelligenza artificiale promette efficienza e personalizzazione nel creare contenuti. La sua implementazione nel marketing alimentare spesso produce immagini iper-lucide e menù generati al computer che ispirano orrore più che desiderio. Questa “sciattezza alimentare” generata dall’AI è stata apertamente criticata, poiché non riesce a evocare il piacere sensoriale del cibo reale. Per riconquistare la fiducia sembra necessaria una via d’uscita basata su un ruolo più critico ed esperto. Tale ruolo deve fondare l’opinione sulla competenza e non su pagamenti occulti.
Dalla Riproducibilità del Gusto all’Algoritmo del Piatto
Il parallelismo tra la produzione vinicola argentina e le nuove tendenze nella gastronomia digitale è evidente nella ricerca di una riproducibilità standardizzata. I produttori di Mendoza si impegnano a fornire profili di vino costanti e volumi elevati, indipendentemente dalle variazioni delle annate o del “terroir”. È pratica comune aggiungere fino al 15% di altri vitigni a un Malbec mantenendone l’etichettatura. Si aggiunge persino il 3% di vino dolce, come il Torrontes, per aumentarne la dolcezza. Questa capacità di ingegnerizzare il sapore risponde a una chiara necessità commerciale, garantendo che il prodotto finale sia sempre prevedibile per i grandi acquirenti.
Similmente, l’intelligenza artificiale applicata ai menù dei ristoranti o alle idee per le cene mira a una forma di prevedibilità e standardizzazione. Tuttavia, i risultati spesso mancano di coesione e attrattiva, evidenziando una disconnessione tra l’output algoritmico e l’esperienza umana del gusto. Il vino su misura di Mendoza è un prodotto tangibile che, pur manipolato, deve comunque essere bevibile e costante. Le “approssimazioni generate dal computer” nel cibo rischiano di alienare il consumatore, che cerca un’esperienza autentica e non una mera riproduzione.
I consumatori vogliono poter riacquistare lo stesso vino. Per questo dobbiamo essere in grado di riprodurre le stesse annate di anno in anno”.
Di fronte a questa evoluzione, i ristoranti stanno anche loro cercando nuove vie per articolare i propri valori e la propria estetica. Molti stanno lanciando proprie verticali mediatiche, come newsletter, trasformando la narrazione in un “secondo prodotto” consumabile in modo asincrono. Questo permette di dare una voce al ristorante e di renderlo “leggibile” oltre l’esperienza del pasto fisico. Tuttavia, richiede l’assunzione di editori o l’identificazione di membri dello staff con una voce risonante, una sfida non indifferente. La questione del gusto e della sua descrizione è intrinsecamente legata al linguaggio che usiamo per riceverlo e descriverlo. Gli esperti di vino suggeriscono che la narrazione autentica rimane un pilastro insostituibile.
Fonti: