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Vite: tecniche genomiche e rischio brevetti sul genoma
Il genetista dell'IFV Loïc Le Cunff avverte che i brevetti sul materiale genetico della vite potrebbero chiudere le innovazioni nate dalla collezione di Vassal.
Loïc Le Cunff è genetista dell’Institut français de la vigne et du vin (IFV). Il 7 ottobre ha illustrato, durante una giornata tecnica all’Institut agro di Montpellier, le nuove tecniche genomiche (NTG) applicate alla vite. Queste tecniche possono valorizzare le migliaia di geni accumulati in 150 anni nella collezione di vitigni di Vassal. Il punto centrale del suo intervento non è tecnico ma giuridico: c’è il rischio che le innovazioni derivate da questo patrimonio finiscano bloccate dai brevetti sul materiale genetico delle viti. Per il settore viticolo la questione determina chi potrà in futuro lavorare sulle varietà di base.
Un serbatoio di diversità genetica di 150 anni
La collezione di Vassal rappresenta una riserva di geni che la filiera può interrogare per rispondere alle sfide climatiche e sanitarie. Il valore del serbatoio cresce con l’arrivo delle nuove tecniche genomiche, che permettono di individuare con precisione i caratteri utili nascosti nelle migliaia di varietà conservate. Il patrimonio genetico accumulato in 150 anni diventa la materia prima della selezione futura.
Gli esempi portati da Le Cunff a Montpellier danno concretezza a questa potenzialità. Il progetto Vitirama ha permesso di individuare nuove fonti di resistenza al mildiou in diversi vitigni. Ne ha trovate anche in viti selvatiche mai confrontate con l’inoculo europeo.
Il secondo esempio riguarda la flavescenza dorata. Il cromosoma 12 della magdeleine noire è associato a una minore sensibilità al fitoplasma che la provoca. Il marcatore genetico corrispondente consente di individuare più rapidamente gli individui interessanti all’interno dei programmi di incrocio.
Il rischio dei brevetti sul patrimonio genetico
Il rovescio della medaglia, per Le Cunff, è il rischio che le innovazioni uscite dalle NTG vengano bloccate, cioè chiuse, da brevetti privati. Un brevetto su un carattere o su una tecnica di selezione può impedire ad altri obtentori di utilizzare quella risorsa. Trasforma così un bene oggi accessibile a tutti in un monopolio.
Le Cunff si dichiara pronto ad andare, con le sue parole, a “bruciare i cassonetti”. Vuole impedire che il privato si approprii di un patrimonio oggi libero.
Il COV come salvaguardia del bene comune
Lo strumento che Le Cunff difende è il certificato di ottenimento vegetale (COV). Da più di 60 anni esso autorizza un obtentore a opporsi all’uso commerciale della sua varietà. La differenza con il brevetto è sostanziale. Il COV protegge chi crea una varietà nuova ma mantiene le risorse genetiche vegetali come bene comune. Queste risorse restano liberamente accessibili per creare altre varietà. Un recente rapporto dell’Académie d’Agriculture de France descrive proprio questo equilibrio, consacrandone il carattere di bene comune.
Il giudizio del genetista dell’IFV sulle NTG resta condizionato: le nuove tecniche genomiche possono produrre risultati eccellenti. Ma solo se accompagnate da garanzie che assicurino alla comunità di obtentori di poter continuare a lavorare sulle varietà.
«Le NTG possono permettere di fare belle cose a condizione che si accompagnino a garanzie che ci assicurino di poter continuare a lavorare», insiste Loïc Le Cunff.
Per il lettore europeo che segue la selezione varietale la lezione è chiara. La discussione non riguarda la tecnica ma l’accesso. Chi controlla i marcatori controlla la velocità del miglioramento genetico. La giornata di Montpellier ha segnato la posizione di chi vuole che il controllo resti distribuito, non concentrato.
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