Regioni e vitigni

Catarratto: Mandrarossa e Lalbìra, il riscatto del vitigno

L'arrivo di vini come Lalbìra di Mandrarossa sta ribaltando una narrazione.

A cura di Natural Wine Georgia Aggiornato 7 ottobre 2026 4 min di lettura

Catarratto: Mandrarossa e Lalbìra, il riscatto del vitigno

Il mondo del vino è costellato di storie di vitigni autoctoni, alcuni celebrati, altri a lungo sottovalutati, in attesa del giusto interprete. In Sicilia, il Catarratto, uva bianca storicamente la più diffusa sull’isola, ha vissuto per decenni all’ombra di varietà considerate più blasonate. Questa percezione, tuttavia, non era legata a un demerito intrinseco del vitigno, ma piuttosto a un pregiudizio dettato dalla sua stessa abbondanza. L’arrivo di vini come Lalbìra di Mandrarossa sta ribaltando una narrazione. Essi dimostrano la capacità di un vitigno di esprimere grande qualità. Il vitigno mostra un carattere distintivo se gestito con attenzione e nelle zone più vocate.

Il Catarratto: Dalla Prevalenza al Prestigio con Mandrarossa

Il Catarratto, pur essendo il vitigno bianco più presente in Sicilia, è stato per lungo tempo penalizzato proprio dalla sua diffusione. Troppo “di casa” per meritare attenzione, troppo comune per essere percepito come prezioso, ha trascorso decenni in una posizione secondaria. Questa ingiustizia era frutto di un pregiudizio, non di una reale mancanza di merito, come dimostra oggi la sua rinascita.

Dietro la svolta del Catarratto e del marchio Mandrarossa c’è Cantine Settesoli, un esempio lampante di eccellenza nel panorama della cooperazione vitivinicola italiana. Già tra le primissime cooperative del Paese, Settesoli aveva compreso che un semplice marchio non bastava a valorizzare i vini dei suoi soci. Era invece necessario un autentico progetto viticolo ed enologico per puntare alla qualità.

Questo approccio strategico si è tradotto in uno studio durato oltre vent’anni, avviato prima ancora della nascita del brand Mandrarossa nel 1999. L’obiettivo era individuare la migliore combinazione tra varietà e terroir. C’è un impegno costante nel tempo. Questo include un lavoro approfondito sui suoli, in particolare quelli calcarei. Un’attività di ricerca che prosegue ancora oggi con un team internazionale di esperti.

La Ricerca del Terroir e l’Espressione Autentica di Lalbìra

Lalbìra, lanciato quest’anno insieme ad altri tre vini da vitigni autoctoni, è il risultato più recente di questo impegno nell’identità territoriale. Il vino nasce a Salaparuta, nella Valle del Belìce, da vigneti situati tra i 450 e i 480 metri di altitudine. Qui, i suoli sono calcarei. Le esposizioni a nord, ovest e sud creano condizioni ideali. Queste esaltano le qualità del Catarratto, valorizzando le caratteristiche del terroir.

Il processo di vinificazione di Lalbìra è pensato per rispettare e mettere in risalto il carattere puro dell’uva. Si tratta di un Catarratto in purezza, certificato Salaparuta DOC, la cui vendemmia avviene nella terza settimana di settembre. La fermentazione a bassa temperatura e un affinamento di sei-otto mesi in acciaio inox assicurano che il vino mantenga la sua freschezza e autenticità. Nessun legno viene utilizzato per mascherare il suo vero volto, garantendo un’espressione naturale. La produzione si attesta su seimila bottiglie.

Nel bicchiere, Lalbìra si presenta con un colore giallo paglierino e riflessi verdognoli. Il profilo aromatico è intenso, con note di zagara, gelsomino, limone e pompelmo. Ma è al palato che il vino rivela appieno la sua personalità. Fresco, sapido e fragrante, con una mineralità che mantiene il frutto in tensione e contribuisce a un finale persistente. È un bianco che non si limita ad accompagnare il pasto, ma assume un ruolo da protagonista, affermando la sua identità.

Lalbìra dimostra che il Catarratto non aveva bisogno di essere riscoperto, ma di qualcuno che ci credesse davvero.

L’abbinamento ideale per Lalbìra è con piatti che ne esaltino la sapidità, come una cernia alla griglia. La salinità del vino si fonde con la consistenza del pesce. Creano un’armonia straordinaria. Ciò conferma la sua capacità di essere un perfetto compagno di tavola. Questo successo sottolinea come il Catarratto, se valorizzato, possa offrire un’esperienza gustativa di grande pregio.

L’Orizzonte di Mandrarossa: Biodiversità e Innovazione Siciliana

Il brand Mandrarossa rappresenta l’espressione autentica di una Sicilia vinicola innovativa e moderna, profondamente legata alla biodiversità dell’isola. La sua strategia di investire sull’identità territoriale attraverso vitigni autoctoni si è concretizzata nel 2026 con il lancio di quattro nuovi vini, tra cui Lalbìra, il Catarratto Brut Terre Siciliane IGT 2025, il Nerello Mascalese Rosato Terre Siciliane IGT 2025 e il Perricone Cantacorvo Terre Siciliane IGT 2025. Mandrarossa esplora attivamente nuovi territori in Sicilia. Un esempio sono le pendici dell’Etna. Lì ha selezionato due ettari di Carricante e quattro di Nerello Mascalese per vini Etna DOC. Ha anche avviato la produzione di un Passito a Pantelleria, coltivando due ettari di Moscato di Alessandria per un vino da meditazione.

L’impegno di Mandrarossa va oltre la produzione, abbracciando anche il turismo enologico. Nel 2021, l’azienda ha inaugurato a Menfi la Mandrarossa Winery, una cantina ecosostenibile progettata per offrire un percorso di visita emozionante. Questa struttura è un crocevia di sensazioni, olfattive e gustative, dove il vino è sempre il grande protagonista. La qualità dei vini Mandrarossa è attestata da numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Il Cartagho ha ricevuto sei Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Anche Santannella, Timperosse e Cavadiserpe hanno avuto successo.

Mandrarossa continua a dimostrare che l’innovazione nel settore vitivinicolo passa attraverso una profonda conoscenza e valorizzazione delle proprie radici. Il successo di Lalbìra e i vini premiati testimoniano una visione. Questa visione ha trasformato un vitigno a lungo sottovalutato. Ora è un’espressione di pregio e simbolo della nuova identità enologica siciliana. Questa strategia non solo eleva la percezione dei vitigni autoctoni, ma posiziona la Sicilia come protagonista di un’enologia dinamica e di alta qualità.

Fonti:

Torna al blog

Natural Wine Georgia

Vuoi importare questi vini?

Selezioniamo, seguiamo e spediamo i vini di piccole cantine familiari georgiane. Scrivici: ti diciamo cosa c'è in cantina adesso e come arriva da te.

Contattaci