Regioni e vitigni

Ribolla Gialla 2025 Borgo Conventi: il bianco che convince

La Ribolla Gialla 2025 di Borgo Conventi, tenuta di Farra d'Isonzo con 30 ettari tra Collio e Isonzo, si conferma un bianco in acciaio di grande freschezza.

A cura di Natural Wine Georgia Aggiornato 14 ottobre 2026 3 min di lettura

Ribolla Gialla 2025 Borgo Conventi: il bianco che convince

La Ribolla Gialla 2025 di Borgo Conventi, degustata e raccontata il 14 ottobre 2026, dimostra perché questo vitigno merita più attenzione di quanta ne riceva. Il vino è uno dei bianchi italiani più sottovalutati, e l’annata 2025 di Borgo Conventi a Farra d’Isonzo ne è la prova più recente. Unisce due qualità che raramente convivono: una forte identità territoriale e una sorprendente modernità. Per un settore abituato a leggere il Collio attraverso i suoi bianchi storici, il ritorno di questo nome conta.

Il convento nel nome di una tenuta che coltiva la Ribolla Gialla

La storia della cantina Borgo Conventi comincia nel 1975, quando Gianni Vescovo fonda l’azienda a Farra d’Isonzo, in provincia di Gorizia, nel cuore del Collio. Il nome nasce da una leggenda secondo cui Rizzardo di Strassoldo, feudatario della zona, donò un terreno ai Padri Domenicani, che vi costruirono il primo monastero del territorio. Dopo la famiglia Folonari, dal 2019 la tenuta appartiene alla famiglia Moretti Polegato, già proprietaria di Villa Sandi. Oggi l’azienda coltiva 30 ettari di vigna tra le DOC Collio e Isonzo, con una produzione di circa 300.000 bottiglie l’anno.

L’acquisizione del 2019 è una di quelle operazioni che fanno bene al vino italiano. Villa Sandi non ha comprato un marchio per esporlo in vetrina, ma sta restituendo smalto a uno dei nomi più prestigiosi del Collio. La famiglia ha portato nei vigneti le stesse pratiche a basso impatto ambientale che hanno valso alle tenute di Villa Sandi la certificazione Biodiversity Friend. Il rispetto per la storia resta il punto fermo della gestione.

Un vitigno antico che sta cambiando categoria

La Ribolla Gialla è un vitigno antichissimo, di casa tra il Collio e la Brda slovena da secoli. Per molto tempo è stato considerato un bianco minore, adatto al quotidiano e poco altro. Negli ultimi anni il successo delle versioni frizzanti lo ha reso più conosciuto, senza però raccontarne sempre il valore reale.

La versatilità è la vera forza dell’uva. Può dare vini macerati di grande complessità, come insegna la tradizione di Oslavia, oppure vini agili e luminosi come quello di Borgo Conventi. In entrambi i casi parla chiaramente del suo territorio. È un punto che chi lavora con i vitigni autoctoni riconosce: la stessa varietà può cambiare volto senza perdere identità.

Cosa dice davvero il calice

La Ribolla 2025 di Borgo Conventi è prodotta con uva in purezza, sei mesi in acciaio e nessuna concessione al legno. Nel bicchiere è chiara e brillante, con qualche riflesso verdolino. Al naso arrivano subito gli agrumi, il cedro e la scorza di pompelmo, poi la mela verde e un tocco di fiori di sambuco. In bocca è tesa e scattante, con un’acidità che dà ritmo al sorso e una scia agrumata in chiusura.

La Ribolla Gialla ha acidità naturale vivace, gradazione contenuta e un corpo slanciato che non appesantisce: è esattamente ciò che cercano oggi tanti consumatori.

Qui sta il nodo contemporaneo del vitigno. I vini che accompagnano la tavola senza imporsi, che hanno carattere ma non chiedono una lezione per essere capiti, rispondono a una domanda reale del mercato. La leggerezza giusta non significa essere esili, e l’annata 2025 lo dimostra in ogni sorso. È un vino che invoglia a riempire di nuovo il bicchiere, e oggi questa è una qualità tutt’altro che scontata.

L’abbinamento che regge tutto

La prova operativa è arrivata con un risotto alle verdure. La cremosità del riso e la dolcezza degli ortaggi hanno trovato nella Ribolla il contrappunto ideale. L’acidità alleggeriva ogni boccone, mentre le note agrumate e vegetali del vino dialogavano con le verdure senza coprirle.

Per un sommelier o un ristoratore, il messaggio è concreto. Un bianco snello, senza passaggio in legno, regge una cucina vegetale di una certa profondità senza dominarla. È il tipo di abbinamento che funziona in sala perché non richiede spiegazioni lunghe al cliente.

Fonti:

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