Mercato ed export

Contratti di acquisto di Cognac: la giustizia tutela gli accordi

Essa ha imposto a Sazerac di onorare i contratti pluriennali.

A cura di Natural Wine Georgia Aggiornato 25 settembre 2026 5 min di lettura

Contratti di acquisto di Cognac: la giustizia tutela gli accordi

In un mercato globale sempre più volatile, la certezza degli accordi commerciali è fondamentale per la stabilità delle filiere produttive. Il settore del Cognac ha vissuto fasi di espansione e bruschi rallentamenti. Ora si confronta con decisioni giudiziarie. Queste riaffermano la validità dei contratti di acquisto di Cognac a lungo termine, anche in contesti economici avversi. Questa situazione mette in luce la tensione tra la necessità di adattarsi ai cambiamenti del mercato e l’importanza del rispetto degli impegni presi. Le implicazioni di questa tensione vanno oltre la regione della Charente.

La Ferma Posizione della Giustizia sui Contratti di Acquisto di Cognac

Una recente sentenza del tribunale commerciale di Angoulême ha riacceso il dibattito sulla sacralità degli impegni contrattuali nel settore del Cognac. Il 22 settembre, il tribunale ha annullato le risoluzioni contrattuali. Queste erano state operate a fine gennaio dal commerciante Sazerac de Segonzac. Sazerac de Segonzac è la filiale charentese del gruppo americano Sazerac. La decisione ha dato ragione a un collettivo di 45 viticoltori della Charente. Ha dato ragione anche alla Distillerie Saint-Martin. Essa ha imposto a Sazerac di onorare i contratti pluriennali. Questo significa che l’azienda dovrà acquistare 5.000 ettolitri di alcol puro nel 2026, come originariamente previsto dagli accordi.

Il tribunale ha disposto l’esecuzione provvisoria degli obblighi relativi ai raccolti del 2026 e del 2027. Questa misura è stata ritenuta necessaria per consentire ai viticoltori di procedere con la pianificazione e l’allocazione delle loro parcelle prima del 30 settembre 2026. Essa permette di organizzare senza ritardi i volumi, la consegna, la distillazione e lo stoccaggio dei prodotti. La giustizia ha riconosciuto che la preparazione del raccolto impone una rapida organizzazione. Essa ha però respinto l’esecuzione provvisoria per i raccolti successivi al 2027, per la difficoltà di invertire operazioni così complesse su più campagne. Ai viticoltori è stato anche riconosciuto un rimborso di 27.000 euro per le spese legali, ovvero 600 euro per ciascun querelante.

Questa enfasi sulla stabilità contrattuale non è una novità nel settore. Un precedente significativo si è verificato quattro anni prima. La casa Hennessy è il maggiore commerciante della Charente. Essa si trovò nella posizione opposta, quella di parte lesa. Nel luglio 2022, Hennessy citò in giudizio una distilleria. La distilleria aveva interrotto un contratto di acquisto triennale, firmato nel dicembre 2017. Il contratto riguardava i millesimi 2017, 2018 e 2019. La distilleria fu condannata a pagare 252.150 euro, pari al 50% del valore delle acqueviti approvate. Il giudice ritenne che la distilleria avesse venduto volontariamente i suoi prodotti del 2019 a una società concorrente con intenti speculativi.

La sicurezza contrattuale ha un certo prezzo e che, nell’ambito di un contratto quadro pluriennale in un periodo di corsi elevati, la garanzia di acquisto porta a un prezzo leggermente inferiore rispetto a quello del mercato spot, ma assicura la vendita degli alcoli anche in caso di ribasso.

La sentenza, confermata in appello nel luglio 2025, sottolineò che la mancata consegna impedisse a Hennessy di esercitare la propria attività di commerciante. Essa privava Hennessy della possibilità di valorizzare le acqueviti sotto il proprio marchio. Questi casi, pur con ruoli invertiti, ribadiscono il principio che un contratto firmato impegna entrambe le parti, indipendentemente dalle fluttuazioni del mercato.

Dinamiche di Mercato e Lezioni dai Precedenti

Il contesto economico ha giocato un ruolo centrale nella decisione di Sazerac di risolvere i contratti. L’azienda ha motivato la sua azione citando un mercato del Cognac gravemente degradato, caratterizzato da difficoltà commerciali ed economiche persistenti. Tra le cause addotte vi sono il cambiamento climatico, una situazione di sovrastoccaggio generalizzata e la diminuzione dei consumi globali, aggravata dal contesto internazionale. Sazerac ha dichiarato di avere in magazzino l’equivalente di 60 anni di commercializzazione, un dato che evidenzia una pressione notevole sulle proprie scorte.

La situazione attuale contrasta nettamente con il periodo in cui fu stipulato il contratto tra Hennessy e la distilleria. Quell’accordo fu siglato nel dicembre 2017. Avvenne in un momento di boom commerciale per il Cognac. Si registrarono crescite del 10% in volume e del 14% in valore. La distilleria interruppe la fornitura del millesimo 2019, che prevedeva 410 ettolitri di Cognac cru Fins Bois per un valore di 561.700 euro. Essa intendeva rinegoziare il prezzo ritenuto insufficiente o cercare una valorizzazione equivalente offerta da altri. Questo mostra come le condizioni di mercato possano incentivare la rottura dei patti, sia in fase di crescita sia di contrazione.

Per i viticoltori coinvolti nel caso Sazerac, i contratti pluriennali rappresentano una vera e propria ancora di salvezza finanziaria. Jehan Kappes-Grangé è un viticoltore e membro dell’UGVC. Egli ha sottolineato come i contratti siano cruciali per la sua struttura. Aveva effettuato investimenti significativi negli anni precedenti e ha ancora scadenze da onorare. La richiesta del collettivo era l’applicazione dei contratti. Gli accordi quinquennali dovevano valere fino al millesimo 2029 e quelli triennali fino al 2027. Molti di questi contratti erano stati tacitamente rinnovati. Nonostante l’azione legale, circa 40 dei 87 viticoltori con contratti pluriennali con Sazerac avevano già raggiunto accordi transattionali, suggerendo un approccio differenziato tra i produttori.

Il Valore della Parola Data e l’Impatto sulla Filiera

La decisione del tribunale di Angoulême invia un messaggio chiaro a tutta la filiera. Essa afferma che un contratto firmato impegna entrambe le parti e il suo valore non può svanire al mutare della congiuntura economica. L’Union Générale des Viticulteurs pour l’AOC Cognac (UGVC) e la Confédération Nationale des Producteurs de Vins et Eaux-de-vie de Vin AOC (CNAOC) hanno salutato la sentenza come una vittoria per i viticoltori e le loro famiglie, che ritrovano la visibilità necessaria per i loro progetti e investimenti. Questa azione collettiva è vista come un simbolo forte. Essa incoraggia altri viticoltori a far valere i propri diritti in tribunale. Questo aiuta a superare una certa rassegnazione, spesso riscontrata nel settore.

Il precedente Hennessy illustra un’altra sfaccettatura della “parola data”. Una distilleria fu accusata di aver venduto acqueviti a un concorrente per scopi speculativi. La distilleria sosteneva che il prezzo offerto da Hennessy non fosse oggettivo o sufficiente. Nonostante le sue argomentazioni, comprese quelle sulla presunta eccessività della penale, la giustizia ha confermato la condanna. Il tribunale ha ribadito l’importanza del rispetto degli impegni assunti anche quando si percepiscono opportunità di guadagno superiori altrove. L’osservatorio dei prezzi interprofessionale del Cognac indicava un prezzo medio ponderato per le acqueviti “Fins Bois” del 2019 di 1.270 euro. Hennessy aveva proposto alla distilleria un prezzo di 1.402,30 euro, superiore a quello medio.

Oggi il mercato del Cognac è caratterizzato da scorte elevate presso tutti i commercianti. Il mercato presenta una riduzione dei volumi e dei prezzi nei nuovi contratti pluriennali, che a volte superano i corsi del mercato libero. La distilleria coinvolta nel caso Hennessy non aveva più contratti con la casa. Essa ha compreso la necessità dei commercianti di ridurre i volumi. Questo perché “non possono comprare più di quanto vendono”. La portata della recente decisione di Angoulême va oltre il Cognac, come sottolineato dal presidente della CNAOC, Jérôme Bauer. Egli la considera un richiamo essenziale affinché i produttori possano investire con fiducia negli impegni dei loro acquirenti in tutti i vigneti. La sfida ora è garantire l’effettiva applicazione di queste decisioni, anche in attesa dell’esito della procedura d’appello.

Fonti:

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